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Titoli (all’italiana) di serie Tv anni 80 e 90 – tante famiglie e Super amici

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Immagino capiti anche a voi di essere risucchiati da qualche gorgo mentre navigate sul WWW.

Siete lì, per la vostra bella ricerchina, con la vostra andatura tranquilla, poi ad un tratto c’è uno scossone e vi ritrovate nella peggio tempesta e non riuscite più a tornare indietro. A me capita spesso. Sono lì che mi faccio gli affari miei cercando di scrivere un post e ad un tratto un amico X mi contatta mandandomi un link col trailer dell’ultimo film della Marvel. Clicco e lo guardo. Ma in basso a destra c’è un link su dei tipi cecoslovacchi che fanno parkour mentre si fanno i selfie. Clicco e ci vado. Sulla pagina trovo un altro link che mi riporta ad un’altra pagina con le immagini di un gattino puccioso che combatte un coccodrillo. Clicco e guardo, ma anche qui c’è un altro link che cattura la mia attenzione e così via… e ad un tratto finisco non so come a guardare la ricetta delle tagliatelle pesto, cavolo toscano e porri (che giuro esiste! Cercate sul web. Di sicuro poco dopo finirete a vedere un porno senza sapere perché, ma giuro che esiste) quando in realtà me ne stavo beatamente per i fatti miei.

gorgo

“nell’immagine: IO mentre navigo sul web”

Perché questa digressione? Mi apprestavo a preparare la seconda parte del post sul “mistero delle traduzioni dei titoli in Italia“, quando il mio occhio è caduto sul trailer del remake di MacGyver. Cacchio, MacGyver! Il mio eroe di quando ero ragazzino! Quello che realizzava bombe atomiche con un grissino e della pasta di acciughe. Ripensando a quello splendido telefilm (allora si chiamavano così, mica “serie tv”) mi sono venuti in mente altri “eroi” televisivi della mia fanciullezza. Ancora una volta però stavo cadendo nel gorgo di cui sopra e siccome stavolta non volevo di nuovo perdermi o ritrovarmi ancora su un sito di ricette, ho pensato bene di unire le 2 cose in un unico post, e cioè:

Il mistero delle traduzioni dei titoli nei telefilm in Italia.

Come di consueto partirei con una carrellata di titoli per rompere il ghiaccio e rimarrei in tema anni ’80-’90 per iniziare.
Una delle sit-com che mi piaceva tanto da piccolo era i Jefferson. Quella con il burbero George Jefferson, proprietario di una catena di lavanderie e la moglie Weezie, la mamma di Lenny Kravitz. Ma c’era un’altra sit-com in cui ad essere protagonista era una famiglia. Erano I Robinson. Siccome si portava utilizzare i cognomi delle famiglie nei titoli delle serie, si pensò bene di scegliere quello invece dell’originale The Cosby Show. Del resto Bill Cosby era molto popolare negli states (come adesso, per altri motivi ben peggiori) ma probabilmente in Italia no. Si pensò quindi di correre ai ripari utilizzando il più “comodo” cognome della famiglia.

cosby

“non mi toccare o ti denuncio!”

Ancora famiglie. Negli anni ’80 spopolavano. Tra le tante sit-com c’era La Famiglia Bradford. Interessante come la serie che in origine fu concepita per essere la “classica” sit-com su di una famiglia americana si trasformò, a seguito della morte dell’attrice che impersonava Mrs.Bradford, nelle gesta di papà Bradford e dei suoi 8 figli scalmanati. In originale il titolo era un eloquente Eight is enough che rendeva sicuramente l’idea, ma come già detto, da noi andavano forti i cognomi. Pensate se l’avessero chiamata Otto sotto un tetto…

BRADFORD

“vallo a sfamare ‘sto esercito”

Cosa dicevo? Otto sotto un tetto? L’hanno fatto poi. La serie Family Matters (Questioni familiari), quella con Steve il maldestro spilungone con quella voce del c@zz. Comunque, tornando al titolo, Questioni familiari come titolo avrebbe fatto troppo”family drama”?

eight

Ultima sulle famiglie anni ’80? Sì, dai. E poi parliamo di una serie con Michael J. Fox. È chiaro a tutti che sto parlando di Casa Keaton, una delle serie di maggior successo di quegli anni. Ancora una volta a casa nostra si opta per l’utilizzo del “cognome” nel titolo della serie. In America il titolo era Family Ties, traducibile con un semplice “Legami familiari”. Troppo poco, magari non si capiva che era una sit-com, meglio la solita roba dei cognomi, si va sul sicuro. Qualcuno ha detto Cesaroni per caso?

casa_keaton

“da questa foto è già scomparso il fratello di Marty”

Restando sempre in tema “famiglie”, chi non ricorda il mitico Arnold? In Italia la sit-com con il più alto tasso di morti (tra gli attori) della storia, ha avuto la bellezza di 3 titoli diversi. Agli esordi si scelse per Harlem contro Manhattan, successivamente divenne Il Mio amico Arnold e poi solo Arnold. Il titolo originale Diff’rent Strokes (che fondamentalmente significa che “ognuno ha il proprio modo di affrontare le cose”) probabilmente sarebbe stato non facile da digerire in Italia, quindi si optò per dare più risalto al protagonista.

Arnold-Schwarzenegger

“che cavolo stai dicendo, Willis?”

Con Arnold si inaugura la serie degli “Amici”. No, non quelli di Maria, ma i telefilm con gli amici. Tipo: Il Mio amico Ricky. La serie, come molti di voi sapranno, narra la storia di un ragazzo rampollo di una ricchissima famiglia che frequenta un’esclusiva scuola e delle sue avventure. Il titolo originale è Silver Spoons, che tradotto alla lettera sta per Cucchiai d’argento e che in sostanza è un modo come un altro per dire “Nato con la camicia”. Adesso, capisco che chiamarlo come un film di Bud Spencer e Terence Hill non sarebbe stato il caso però qualcosa di meglio si poteva trovare. E poi Ricky è l’amico di chi?

Ricky08

“ecco chi è l’amico di Ricky”

E sempre in tema “Amici” (no, neanche adesso quelli di Maria!) come dimenticare Il Mio amico Ultraman. Allegra Sit-com con superpoteri (si fa per dire), la serie in America si chiama My Secret Identity e narra le gesta di Andrew Clements, un ragazzino come tanti che va matto per i fumetti e che un giorno, in seguito ad un’esposizione accidentale ad un raggio, si ritrova con dei super-poteri (evviva la fantasia!). Premettendo che non c’è mai nessuna allusione ad Ultraman, non sarebbe stato il caso di lasciare il titolo uguale all’originale?

ultraman

“un esilarante momento della serie”

Cambiando genere. Chi non ricorda il telefilm più figo degli anni ’80, quello sulla macchina che tutti avremmo voluto da grandi, che faceva un po’ tutto: parlava, saltava e guidava anche da sola? Poi abbiamo preso la patente e ci siamo accontentati di avere la Panda (e anche adesso, 30 anni dopo, non hai la super macchina, ma se metti su il navigatore, la tua Hyundai non salterà, ma almeno ti parla). Va bè, comunque mi sembra evidente che la serie di cui parlo sia Supercar. Quella con David Hasselhoff prima che se ne andasse in costume da bagno a salvare la gente (e prima che finisse ubriaco a mangiare cheeseburger sul web). Supercar come tutti sapranno parla di questo tizio, Michael Knight, che guida la fantascientifica KITT in giro per gli states a salvare il prossimo. Il titolo della serie in originale è Knight Rider, una sorta di gioco di parole tra il cognome del nostro eroe e il fatto che guidi una macchina. Troppo complesso per lasciarlo in originale e quindi vai con Supercar.

Supercar-Kitt-Pontiac

“Hi-yo Silver!”

È un uccello? È un aereo? No, è quel mito riccioluto di Ralph Supermaxieroe. In Italia c’è sempre stata questa tendenza nei titoli a voler sottolineare da subito se un soggetto vuole essere serio o faceto. Esempi eclatanti sono la marea di film con l’aggettivo “matti” o “pazzi” nei titoli (di cui parlerò nel prossimo episodio dedicato ai film) e non è da meno la scelta di chiamare il protagonista della serie Supermaxieroe. Indubbiamente ci fa subito pensare a qualcosa di buffo. Diversamente dal titolo originale The Greatest American Hero (Il più Grande Eroe Americano) che nella sua “serietà” vuole essere allo stesso tempo ironico. Beh, alla fine ci siamo beccati supermaxi… almeno non l’hanno chiamato L’eroe tutto matto!

Superman-Christopher-Reeve

“Chi sarebbe il più grande eroe americano?”

Il geniale Ted Lawson si diletta nella costruzione di una bambina robot, e ci riesce pure. Invece di diventare la mente più geniale del secolo e fare una barca di soldi, decide di utilizzare la bambina come sguattera di casa e amica del figlio. Questo l’incipit di Super Vicky, la ragazzina robot più amata degli anni ’80 (tranne da me che l’ho sempre detestata, ma questa è un’altra storia). La fortunata serie tv in originale si chiamava Small Wonder, proprio perché si parla di questa “piccola meraviglia”. Ma gli adattatori italiani ancora una volta hanno optato per l’utilizzo di quel “super” che subito instrada lo spettatore occasionale e la inserisce nel gruppo delle cose/persone fuori dal comune (come: Supercar, Supermaxieroe, Super Mario, Super telegattone).

Cast-di-Super-Vicky

“papà non dovremmo essere miliardari adesso?”

Concluderei con un’ultima serie “Super” la sortita nel mondo dei titoli delle serie tv (almeno per ora). Andata in onda dal 1984 al 1987, Supercopter parlava appunto di un super elicottero (ma va?), Tuono d’Acciaio (?!) e delle sue missioni segrete nel periodo della guerra fredda. In America la serie si chiamava Airwolf, e prendeva appunto il nome dall’elicottero stesso. Adesso mi chiedo, vuoi chiamare l’elicottero Tuono D’Acciaio? Allora chiama la serie Tuono D’Acciaio, no? E invece no, Supercopter me la chiami… Supercopter!

Airwolf_werbung

“c’era anche il videogame che ovviamente si chiamava Superc… ah no!”

Certo che negli anni ’80 si sbizzarrivano proprio tanto con i titoli. Che matti! Fortuna che oggi è diverso, eh? Alla prossima puntata dei titoli dei film in Italia (e magari ad una prossima anche sulle serie tv), ora vi lascio che devo vedere l’ultimo episodio de Il Trono di Spade (!!).

See ya!

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Boss Hog

Cinico osservatore del mondo, Boss Hog è un cultore degli anni '80, fervido amante dei fumetti americani e del cinema. Dice le cose come stanno, niente filtri, niente compromessi.

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