Remake indigesti (parte prima)

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Non sono uno di quelli che va in giro lamentandosi di quanto a Hollywood manchino le idee o di quanto gli sceneggiatori siano degli scaldabanco svogliati che ravanano nelle cineteche alla ricerca del film da rimaneggiare. Tutt’altro.
Se guardiamo indietro nella storia del cinema di remake ce ne sono stati una marea, più di quanti possiamo immaginare. Basti pensare alle tante Giovanna D’Arco, Tarzan (in arrivo tra un pò il nuovo), Machbeth, alle svariate maschere di ferro, ai Pinocchio, ai Nosferatu, alle Anna Karenina, ai pianeti delle scimmie, alle Lolita e ai vattelapesca…

Vorrei andare un po più avanti nel tempo però e senza incartapecorirmi come un papiro di celluloide, vorrei parlare di quei film che a me, non solo non hanno detto nulla come remake, ma che mi hanno anche fatto pensare: “ma c’era proprio bisogno di farlo?”
Insomma, i remake mi stanno anche bene, solo che “me li devi fare bene, stupido scaldabanco svogliato e senza idee! Hai capito?”

Di seguito prendo in esame 2 film che ritengo siano perfetti così come sono e che non avevano bisogno di essere rivisitati in chiave moderna.

Il primo film che vorrei analizzare è probabilmente il mio film cyberpunk preferito in assoluto. Robocop.
Capolavoro del 1987 di quel geniaccio di Paul Verhoeven, il film ci mostra le gesta del poliziotto Alex Murphy, il quale, sforacchiato dai bulli di Detroit durante un’operazione di polizia, torna in vita “Parte Uomo e Parte Macchina tutto Poliziotto” per fare il cul@ a tutti i cattivoni.

Per grandi linee questa la storia. Indipendentemente dalla parte action del film, Robocop vive di altissimi livelli nella parte emotiva del personaggio. Uno dei momenti più alti della pellicola è vedere Murphy combattere, metaforicamente, la sua parte robotica riacquistando la sua umanità. Una lotta che vive un crescendo da quando la collega Lewis lo chiama per nome: “Murphy, sei tu?” a quando, tornato alla sua vecchia casa, rivive le sensazioni di quando era “vivo”.
Una figura tragica, quella di Alex Murphy, che non rivediamo in Robocoso remaked.

robocop-1

“no, no, il remake nooooo”

La nuova pellicola del 2014 sbaglia fin dall’inizio il tiro. Il problema principale è quello di presentarci Murphy umano anche dopo il suo diventare macchina. Una volta cyborg torna a casa, solo che non può fare le cose zozze con la moglie. Il figlio anzi è pure contento che il padre sia Robocop, così fa il figo a scuola con i compagni “mio papà salta i palazzi e c’ha l’armatura di Iron Man e il tuo noooooo, pappappero!”.
Il momento del “dramma” è quando cercano di lobotomizzarlo per farlo diventare tutto macchina. Non ci riescono, lui si incazza, scopre che chi l’ha costruito aveva anche dei piani malvagi e li sconfigge. Ed in sostanza vince e con lui vince l’Italia intera (citazione Eliatica). Il momento trash è quello in cui di Murphy vediamo solo gli organi interni e la testa… (!?) era necessario?

Insomma, un’occasione sprecata nel riproporre un film per un’audience nuova che non ne sentiva neanche il bisogno. E poi, la domanda che non smetterò mai di pormi è: “ma perché gli hanno lasciato la mano umana?”

Robocop-2014-Main-Review

“vivo o morto avrò il mio sequel… ma anche no”

Secondo esempio di remake degli anni 200x, è un altro caposaldo del cinema sci-fi, sempre dello stesso regista del Robotizio di cui sopra.
Sì, sempre quel Paul Verhoeven col nome tanto difficile da scrivere quanto da pronunciare. Il film è: Total Recall (Atto di Forza), con protagonista quell’armadio in noce a 2 ante di Arnold Schwarzenegger.
La pellicola del 1990 (tratta dal romanzo di Philip Dick Ricordiamo per voi) ci presenta il nostro Schwarzy in un futuro moooolto lontano, nelle vesti di Douglas Quaid, un operaio con la fissa dei viaggi su Marte. Siccome nel futuro, se non hai i soldi per andare in vacanza d’estate, puoi comprare dalla ditta Rekall un pacchetto di ricordi impiantati della vacanza che vuoi, il nostro Douglas decide per una vacanza fai da te, no Alpitour e va a farsi impiantare un bel week-end su Marte con opzione: identità agente segreto (tutti sanno che l’agente segreto in vacanza acchiappa un casino).

Ma sorpresa delle sorprese, a metà del trattamento dà di matto scoprendo che in realtà in passato era davvero un agente segreto (tale Carl Hauser) e pure molto cattivo. Lavorava su Marte come cacciatore di un gruppo di ribelli hippy che non vogliono le multinazionali sul pianeta rosso (solita storia, pianeta diverso). L’identità di Douglas Quaid in realtà era la causa di un innesto ricevuto contro la sua volontà dal capo dei ribelli.
In un tira e molla tra i buoni e i cattivi, alla fine Quaid/Houser deciderà di rimanere con la sua identità di “buono”, allearsi con i ragazzi dei centri sociali e combattere le multinazionali cattive su Marte.

Fregnacce a parte, il film, gioca molto sull’ambiguità di cosa sia vero e cosa non lo sia. Lo spettatore non avrà mai la sicurezza che Quaid sia stato davvero Houser o viceversa e come in molti racconti di Dick ci viene chiesto se la realtà che percepiamo è vera o un’illusione ottenuta attraverso la manipolazione della mente.

Total Recall-Nose Bug

“quando ti prude ti prude”

Sono tanti gli spunti interessanti della pellicola originale che invece nel remake si perdono nella marea di effetti speciali.
Il remake, a parte la poltrona della Rekall e la tizia con le tre tette, dell’originale non ha nulla. È una fuga forsennata del nostro Quaid, interpretato stavolta da Colin Farrell (che rispetto a Scharzy non è nemmeno Hemnes la cassettiera di Ikea) e dei nemici che gli sparano tutto il tempo alle spalle e lui in puro stile Jason Bourne è tutto un salta/rimbalza/schiva/capriola/atterrafigo. Sul tema dell’incertezza sull’identità il film si sofferma giusto tra un salto/capriola/rimbalzo/schivata/capriola/atterraggiofigo senza mai dargli più di tanto spazio.

E poi sì, Jessica Biel è b(i)ella, ma all’epoca Sharon Stone era Sharon Stone.

total-recall1

“ferma lì vampira o ti faccio un buco in testa”

Per il prossimo appuntamento vorrei sottoporvi oltre ad altri film, un po’ di serie tv che hanno avuto i loro bei remake.
Visitors, A-Team, ma anche film come L’Invasione degli Ultracorpi o la Guerra dei Mondi. Tanta roba insomma, e prometto di non parlare male di Ghostbusters delle nuove tizie (non ancora almeno).

 

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Boss Hog

Cinico osservatore del mondo, Boss Hog è un cultore degli anni '80, fervido amante dei fumetti americani e del cinema. Dice le cose come stanno, niente filtri, niente compromessi.

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