Vecchi videogiochi, ma non cosi’ vecchi poi: M.U.L.E.

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Di sicuro se c’è un computer che ha segnato la mia infanzia quello è stato il Commodore 64. Il caro biscottone di casa Commodore è stato per me quello che per i règazzini di oggi può essere la Ps4, con la differenza che, pur avendo una grafica decine di migliaia di anni luce più scarsa della console Sony, avevi un parco giochi infinitamente superiore. E i titoli dell’epoca sì che erano sperimentali.

Adesso, non voglio stare qui a fare il vecchio nostalgico, perchè sono ben conscio del fatto che la chiave di tutto sta nell’evoluzione, quindi da bravo amante dei videogames anche io negli anni ho passato i vari step evolutivi fino a giungere alle console next gen. Però sapete, esistono tanti titoli del passato che ancora amo giocare (o rigiocare, fate voi), titoli che pur se meno complessi dei giochi moderni avevano qualcosa che li rende tutt’ora appetibilissimi.
Non è solo un’idea mia che alcuni giochi dell’epoca siano ancora attuali, considerate che sono tanti gli esempi di conversioni da Commodore 64 a PC, console o tablet. I primi giochi che mi vengono in mente sono, guarda caso, alcuni di quelli che consumavo di più nei ruggenti anni ’80.
Qualcuno ha mai sentito parlare di M.U.L.E.? Vedo poche mani virtuali alzate.

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M.U.L.E. era un fantastico gioco, classe 1983, della Electronic Arts (sì, quella di FIFA, Battlefield, Need for Speed e robe del genere) il quale era ambientato su un fantomatico pianeta chiamato IRATA (che poi era ATARI scritto al contrario) dove svariate razze cercavano di colonizzarlo per poi produrre materiali adatti alla compravendita.
M.U.L.E. era giocabile in 2 o da soli contro il computer (il quale controllava più razze) ed era organizzato in turni di gioco. All’inizio della partita venivamo sbarcati sul pianeta con una sommetta in danaro e dovevamo accaparrarci degli appezzamenti di terra facendo prima possibile degli avversari. La scelta del pezzo di terra da prendere era basata non solo sul fare in fretta, ma anche sul tipo di prodotto che quel determinato terreno avrebbe prodotto se “coltivato”. Una volta impadronitoci del nostro quadrato di terreno si passava alla fase di produzione. Tutti i giocatori si recavano nello store ad acquistare un M.U.L.E., un Multiple Use Labor Element (che stranamente sembrava proprio un mulo) il quale veniva portato per mano in appositi negozi che lo configuravano per produrre minerali, energia cibo. Una volta “preparato” il mulo, bisognava correre tornare al nostro pezzo di terra, “piantare” il mulo e poi andare al Pub a farci una birra spaziale. Tutte queste operazioni andavano fatte con una certa fretta perchè c’era un tempo di gioco da rispettare per ogni turno di gioco. Mentre bevevamo la birra, il gioco calcolava quanto avevamo prodotto dai nostri terreni ed inoltre in maniera random ad ogni turno qualche “evento” poteva sconvolgere il raccolto. Navi di pirati alieni, tempeste spaziali, terremoti, ma anche eventi benefici che potevano avere effetto sul nostro raccolto per quel turno.

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Ognuno dei prodotti ottenuti aveva uno scopo nel gioco. I minerali (chiamati Crystite) servivano per acquistare i M.U.L.E., meno minerali avevamo, più aumentava il costo dei muli. Il cibo aumentava il tempo da spendere durante il proprio turno, mentre i minerali consentivano ai terreni di produrre. Meno Crystite, meno produzione. Viene da se, che tutto quello che ci mancava andava comprato nella casa d’aste. Ed è proprio qui che si svolgeva l’ultima fase del turno di gioco. Era molto divertente com’era gestita questa fase. Al centro dello schermo c’era una sorta di linea di “traguardo” che rappresentava l’attuale prezzo del prodotto in vendita. Poi avevamo i rispettivi personaggi che correvano verso quella linea per acquistare e i venditori che si allontanavano per far aumentare i prezzi. Risultato, tante risate nelle corse mentre si cercava di vendere o acquistare, magari sfuggendo dal compratore (per abbassare i prezzi) o inseguendolo disperatamente. Dopo una serie di turni di gioco (non ricordo bene quanti fossero) l’astronave che ci aveva mollati su IRATA tornava a prenderci e alla fine si decretava il vincitore in base ai soldi accumulati.

M.U.L.E. era davvero (lo è ancora) un gioco fantastico, con una struttura che oggigiorno possiamo ritrovare anche in molti board game, tipo Puerto Rico o Coloni di Catan, solo per fare un paio di nomi. Pur avendo una grafica molto minimale, il gioco traeva tutta la sua forza dalla sua “ricca” sostanza. Il gioco come si può capire da soli è tanto vecchio quanto moderno, tant’è che alcuni anni fa ne è stata prodotta una versione per tablet chiamata M.U.L.E. Returns. Il gioco, a parte la grafica aggiornata, non cambia di una virgola la struttura base dell’originale. In effetti non avrebbe avuto senso modificare un gioco perfetto cosi’ com’è.

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M.U.L.E. a quanto pare non era insomma solo uno dei miei giochi preferiti dell’epoca, non a caso prima ho parlato anche di giochi da tavolo. Pensate che l’anno scorso ad Essen, dove si svolge la più grande fiera europea sui giochi da tavolo, è stato presentato M.U.L.E. the board game, che tra l’altro non vedo l’ora di provare.

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M.U.L.E. è solo uno degli esempi di giochi del passato che “funziona” ancora oggi sia per struttura che per coinvolgimento. Vi consiglio vivamente se non lo avete mai provato, di farvi un “giro” con i muli spaziali, che sia sui moderni tablet o sul vetusto Commodore 64 (o emulatore che sia).
Vi lascio correre col vostro mulo, la prossima volta vi parlerò di altri videogiochi del passato attualissimi ancora oggi, nel frattempo vi saluto.
See ya!

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Boss Hog

Cinico osservatore del mondo, Boss Hog è un cultore degli anni '80, fervido amante dei fumetti americani e del cinema. Dice le cose come stanno, niente filtri, niente compromessi.

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