Guida (semi-ragionata) al Sega Megadrive e ai suoi giochi

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Correva l’anno 1991.
Ero un giovincello imberbe e spensierato. Possessore del mitico Commodore Amiga 500 e proiettato verso il futuro del 2000 (come direbbe Elio).
Un bel dì mi reco da un amico, che era un pò il mio guru informatico, col mio bel joystick per i soliti “doppi”pomeridiani. Frizzi e lazzi con i vari titoloni dell’epoca, poi quando faccio per andarmene, sull’uscio di casa, mi parla di questa fantomatica console che il padre gli ha portato dal Giappone.
Tale Sega Megadrive (o Mega Drive, insomma cambia poco).

Titillata la mia curiosità, faccio per rimanere ancora un pò da lui, il quale mi mostra compiaciuto questa scatola bianca con questa scritta MD rosso-verde e la foto della console con una freccetta rossa che recita “16 BIT” a caratteri cubitali (evviva i grafici della Sega).
Il mio amico mi parla di quanto la console sia figa e dell’unico gioco che possiede, tale Sonic the Hedgehog.

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Vogliovederevogliogiocare! Butto lo zainetto, richiudo la porta e costringo il mio amico ad accendere il tutto.
Attacca il cavo scart (ebbene si, la versione giappa aveva il cavo scart, non il penoso cavo antenna della versione europea) attacca il controller e inserisce Sonic.
TAC.
SEGAAAAAAAA!
Così, in un lampo azzurro sfrecciante inizia tutto ed una marea di colori (per l’epoca ovviamente, ora anche l’iride ha fatto un upgrade) mi vedo questo simpatico porcospino fare no-no col ditino (o qualsiasi cosa abbia voluto mai dire Sonic con quel gesto).
No, eh? Ti faccio vedere io!

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E attacco a giocare. Emozionante. Non c’è che dire. L’approccio con Sonic è stato fin da subito qualcosa di emozionante. Il velocissimo porcospino viaggiava per il quadro collezionando anelli e distruggendo robot alla facciaccia di Mario e fratello.
Esaltato come non mai schiaccio i tasti (in realtà in Sonic se ne usa solo 1) cercando di dare il meglio di me stesso a me stesso.
Poi dopo un po il mio amico mi dice: “vedi che devo andare a mangiare! Te ne vai?”

La console mi si spegne su più bello. Torno alla triste realtà. Con la mente Sonic sta ancora sfrecciando e io osservo il joystick che mi spunta dallo zainetto pensando al fatto che dovrò tornare a giocare con l’Amiga 500 (manco fosse diventato un Atari 2600 nel mio cervello).

Raccolgo le mie cose tristemente, poi il mio amico sempre sull’uscio mi fa: “vedi che comunque lo vendo il Megadrive, non mi interessa perchè devo comprare la scheda audio per il PC”.
In stile Ungaretti mi illumino di immenso. Lovogliovendimeloègiàmio!
Il mio amico mi guarda e dice. “Sì, te lo vendo”. Adesso non ricordo la cifra pattuita, nè quale fu il record mondiale stabilito nell’andare a casa e ritornare dal mio amico con i soldi (prontamente spillati ai miei genitori) per rilevargli la console.
Quello che ricordo intensamente è il pensiero di lui che vendeva quell’aggeggio fantastico per la scheda di un PC. Questo fantomatico PC che all’epoca era (ai miei occhi) una cosa orrenda, con colori orrendi e dalle potenzialità videoludiche pari a… non mi viene l’esempio. Diciamo orrende.
Che fesso che era il mio amico ad abbandonare tale perla per una macchina, il PC, senza futuro (che illuso ero io negli anni ’90).

Torno a casa. Monto il Megadrive, parcheggio da un lato l’Amiga 500 e via con Sonic (avevo solo quello, c’era poco da scegliere).
Il mio acquisto nel tempo fece venire l’acquolina in bocca a molti altri amici della mia infanzia. Tant’è che decisero di comprare anche loro la splendida console di casa Sega.
Ma… una differenza c’era e non solo estetica.
Come già detto, la mia console arrivava fresca fiammante dal Sol Levante, mentre in giro in Italia ovviamente si trovava la versione europea della macchina di casa Sega. Da noi la distribuiva Giochi Preziosi, nei negozi di giocattoli con un testimonial d’eccezione, Jerry Calà, che al grido di: Ocio però, sono Giochi Preziosi, (e ad un maglione di dubbio gusto) invitava tutti i règazzini dell’epoca ad andare ad acquistare la console nei migliori negozi di giocattoli.

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“Libidine coi fiocchi”

Forse per non associare i videogiochi alla masturbazione giovanile, si pensò bene in Italia di pronunciare il nome della console Sìga Megadrive.
Ma al di là della pronuncia farlocca, della confezione nera e una console esteticamente uguale (se non per alcuni dettagli di colore e dimensione della scritta 16-bit) la differenza sostanziale (che ci riporta a quel “Ma…” di alcune righe sopra) era nella velocità di frequenza della macchina europea.
In buona sostanza, il Megadrive europeo girava a 50hz, contro i 60hz della sua controparte Giapponese. In soldoni, il Megadrive europeo era più lento di quello nipponico.
Tale dramma videoludico mi fu ancora più chiaro quando per la prima volta vidi girare Sonic sulle console dei miei amici. Il povero porcospino ce la metteva tutta a correre, ma era come se gli avessero messo le ganasce alle gambine (vi lascio immaginare quanto me la tirassi all’epoca per avere la versione buona della console rispetto ai miei amici sfigati). Il bello di avere una console giapponese era che se ci mettevi un gioco europeo, quello ti tornava giapponese, quindi con la stessa velocità originale e con tutte le scritte con gli ideogrammi (questa seconda cosa forse un po meno bella).

Coadiuvato anche dalla nascita proprio in quell’anno della rivista Consolemania (internet era un’utopia, se volevi le informazioni sui giochi in uscita ti spendevi le tue belle 4000 lire e ti acculturavi) iniziai ad acquistare titoli su titoli, ed è qui che arriviamo alla seconda parte di tutto il post.

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10 Consigli per gli acquisti, con 25 e passa anni di ritardo, sui migliori titoli del Sega Megadrive.

I titoli da consigliare obiettivamente sarebbero anche più di 10, però per evitare di fare notte qui, ho scelto i più rappresentativi (e anche quelli a cui sono più affezionato).

  • Hokuto No Ken
    Iniziamo col botto. Con il mito degli anni ’90. Quello che ti toccava e dopo tre giorni morivi. Lui, quello con le stelle in petto. Quello con la scuola che avremmo voluto frequentare tutti. L’unico e il solo. Ken il Guerriero.
    Il gioco è un picchiaduro a scorrimento orizzontale nel quale vestiremo i panni di Kenshiro e andremo in giro a mazzolare e far esplodere tutti i nemici sull’isola dei demoni, facendoci strada fino al fratellaccio Kaio. (Nota. Il gioco esiste anche in versione europea, censurato e senza sangue. Il titolo è Last Battle e fa pena. Fine della nota)
  • Rambo III
    Tratto dal (brutto) terzo film della saga interpretata da Sly Stallone, in questo gioco dovremo salvare il colonnello Trautman rapito dai cattivacci Afghanistani. Nei panni di Rambo un po in stile primo Metal Gear (quello per NES) dovremo infiltrarci nelle basi nemiche, utilizzare il plastico per far saltare porte o uccidere col coltello per non farci scoprire. Di tanto in tanto un elicottero che non vuole proprio saperne di morire ci verrà a rompere le scatole e ci troveremo con una visuale in terza persona, armati di arco e frecce esplosive, a cercare di eliminarlo.
  • The Revenge of Shinobi
    Conosciuto come The Super Shinobi in versione giapponese, questo titolo ci vede ritornare nei panni del ninja più conosciuto di casa SEGA. Il gioco, con il classico sistema a 3 tasti (attacco/salto/mossa speciale) ci farà guidare Shinobi per tantissimi quadri, eliminando ninja, canidi e mega samurai a suon di spadate e shuriken. La figata sta anche nella possibilità di scegliere tra varie mosse speciali da utilizzare a seconda del nemico.
  • Comix Zone
    Nel ruolo di Sketch (che fantasia) un disegnatore di fumetti catapultato all’interno dello stesso fumetto che stava disegnando, dal cattivone di turno (che poi altri non è che un disegno divenuto reale) dovremo destreggiarci tra le vignette a suon di cazzotti e armi. Strappando in alcuni casi le vignette stesse per saltare in altre zone. Un gioco veramente fantastico ancora oggi.
  • Altered Beast
    Beh, qui giochiamo in casa. Conversione di uno dei picchiaduro da sala giochi più famosi di casa Sega, Altered Beast vede il nostro eroe nell’antica Grecia, farsi strada tra zombie e demoni a suon di manrovesci. Ogni volta che uccidiamo alcuni nemici riceveremo una sfera di energia che ci farà diventare sempre più muscoloso e forte (li chiamano anche steroidi in certi ambienti). Poi quando ci girano le scatole potremo trasformarci in uomini bestia e spaccare tutto e tutti.
  • Golden Axe
    Altro titolo rappresentativo della casa giapponese, Golden Axe ci vede proiettati in un mondo fantasy dominato dal cattivaccio di turno, tale Death Adder che controlla una marea di sgherri armati fino ai denti. Il nostro scopo sarà scegliere tra un barbaro, un nano e un’amazzone e poi andare in giro a fare a fatte tutti i nemici che ci si parano davanti. Un hack ‘n’ slash che è un classicone senza tempo.
  • Streets of Rage
    Un picchiaduro fenomenale da giocare se possibile con un amico. Bare Knuckle, questo il titolo originale, vedrà 3 agguerriti poliziotti andare in giro per le strade della città a menare le mani contro punk, grassoni con le catene e ragazzacce in latex e fruste. In puro stile Double Dragon, il gioco ci darà la possibilità di scegliere tra i diversi stili di combattimento dei 3 protagonisti e ci guiderà tra livelli urbani sempre più articolati ed avvincenti. Streets of Rage ha avuto altri 2 seguiti e credo che sia uno dei picchiaduro più riusciti del Megadrive.
  • Michael Jackson’s Moonwalker
    Ok, forse sarò di parte in quanto Michael Jackson per me rimane una leggenda della musica, ma vi posso assicurare che il gioco è veramente grande. In Moonwalker controlleremo Michael Jackson (il cui colore della pelle è violaceo. Evidentemente indecisi sul farlo bianco o nero hanno optato per il viola) al salvataggio dei bambini rapiti da Mr.Big. (ok ok, già vi vedo ridere pensando a M.J. e i bambini). Ogni blocco di livelli del gioco sarà ispirato ad un brano di Michael, da Smooth Criminal a Thriller e i nostri nemici saranno zombi, tizi vestiti di tutto punto in stile anni ’20, criminali armati di pistole, che combatteremo a colpi di passi di danza facendoci strada tra i vari cattivi. Fantastica la mossa speciale che se caricata al massimo farà ballare tutti i nemici presenti nel quadro eliminandoli poi in un colpo solo.
  • Strider
    Vero capolavoro del Megadrive, Strider ci vedrà proiettati nel futuro a combattere nei panni di Hiryu contro le forze di Grandmaster Meio, un cattivone della nebulosa di vattelapesca che ha messo in scacco tutta la popolazione terrestre. Armati della nostra spada lucente (non quella di Ruggero del film di Verdone) che diventa più grande ogni qualvolta prendiamo un power-up (!!!) ci faremo strada tra orde di nemici e mezzi tecnologici da eliminare con le nostre abilità di techno-ninja del futuro. Una delle conversioni da sala giochi meglio riuscite in assoluto, anche in termini grafici.
  • Sonic the Hedgehog
    E concludiamo la carrellata così come l’avevamo iniziata. Con il porcospino più veloce di casa Sega. Sonic.
    Veloce come un fulmine, scaltro come una volp… come un porcospino, Sonic andrà in giro per quadri ricchi di aree segrete e anelli da raccogliere, al salvataggio degli animaletti trasformati in robot dal folle Dr. Robotnik. Un platform che è anche un’icona del Sega Megadrive.

Insomma, il Sega Megadrive ha segnato indubbiamente gli anni ’90 con giochi fantastici e ha fatto da apripista a quella che pochi anni dopo sarebbe stata la prima vera console war (quella col Super Nintendo).
Una console da riscoprire (o da scoprire se non l’avete fatto all’epoca) senza voler fare i nostalgici a tutti i costi, ma con la consapevolezza che nell’era dei 16 bit si possono trovare vere e proprie perle rare del panorama videoludico.
Next time, parliamo del Super Nintendo, ma per adesso restiamo a giocare col Megadrive (che ho ancora, per la cronaca).
TAC. SEGAAAAAAAA!

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Boss Hog

Cinico osservatore del mondo, Boss Hog è un cultore degli anni '80, fervido amante dei fumetti americani e del cinema. Dice le cose come stanno, niente filtri, niente compromessi.

3 comments

  1. Antonio 16 maggio, 2016 at 08:55 Rispondi

    Per la questione “Giapponese” era così per tutte le console dell’epoca, anche il Super Famicom non aveva nulla a che spartire col Super nintendo. Grande scart RGB

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