Ghost in the qualcosa… ma non si capisce bene in cosa

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Chi mi conosce sa che sono anni che ho perso interesse per i manga e per gli anime. Dopo aver divorato di tutto fino alla metà degli anni ’90 ne ho avuto abbastanza e a parte qualche piccola, sporadica incursione  nelle produzioni nipponiche, resto saldamente ancorato alle uscite fumettistiche americane, che mi hanno “svezzato” fin da piccolo.
Tralasciando però le mie “origini”, non posso negare il mio interesse per i fondamentali della produzione giapponese. Akira, Appleseed, Gundam, Devilman… e ovviamente quel capolavoro del cyberpunk che è “Ghost in the shell” di Masamune Shirow.

Come tanti altri che come me hanno letto e riletto il manga di Shirow e visto la trasposizione animata, all’annuncio del live action ho drizzato le antenne attendendone l’uscita, anche se con qualche timore, che si è rivelato del tutto giustificato dopo la visione del film.

“La Vedova Nera sfonda una finestra… ah no è Lucy! Ah no…”

Se si fosse chiamato “Super Scarlet in the future” probabilmente avrebbe riscosso lo stesso interesse al botteghino, ma almeno non ci sarebbero state le grandi aspettative da parte di tutta una comunità di fan dell’iconico manga (e anime) al momento di accaparrarsi il biglietto. Intendiamoci, il trailer già puzzava di truffa, però chi conosce il manga sa quanto potenziale c’era dal quale attingere per realizzare un buon film.

“E invece?” direte voi. Invece il nulla.
Di Ghost in the shell resta solo il contesto, ma tutto il resto viene annullato in funzione di un filmaccio tutto effetti speciali e sparatorie. Sia ben chiaro, fighissimi effetti speciali, ma siamo sempre lì. “Aridaglie con gli effetti speciali”. Però spendetele due lire per uno script serio, please!
Essere rimasto deluso comunque è anche un po’ colpa mia, ad essere onesti. Un primo campanello d’allarme avrei dovuto sentirlo già leggendo il nome del regista. Rupert Sanders. Mmmm… dove ho già sentito questo nome? Ecco! Questo è il problema. Da nessuna parte.

Rupert Sanders, al secolo Rupert Miles Sanders, cito Wikipedia: “Nel 2002 sposa la modella e attrice Liberty Ross, da cui ha avuto due figli, Skyla Lily Lake e Tennyson. Dopo la pubblicazione delle foto che lo ritraevano in atteggiamenti intimi con l’attrice Kristen Stewart, la moglie Liberty ha chiesto il divorzio. La coppia ha raggiunto un accordo circa la custodia dei figli e il mantenimento nel gennaio 2013”. Nel tempo libero tra una bega legale e l’altra (aggiungo io) nel 2012 sforna “Biancaneve e il cacciatore”. Fine della biografia.

“Thor e i 7 nani alla ricerca di uno sceneggiatore”

Quale miglior nome allora, se non quello di Sanders, per portare sul grande schermo il capolavoro di Masamune Shirow?

Ma cos’è che davvero mi ha fatto storcere il naso? Senza girarci tanto attorno e senza fare spoiler (che a voi non piacciono) basta dire che quello che davvero manca nella pellicola di Sanders è l’anima. Il fantomatico “ghost” che poi è il perno sul quale tutto ruota nell’opera originale. Il concetto di identità, del “chi” siamo e “se” siamo, viene sviscerato e banalizzato in un paio di battute gettate lì, per dare poi spazio alla parte action del film. Se la sono voluta cavare tutto il tempo con le facce di Scarlett Johansson sconsolata e con qualche frase del calibro di “non sento più nulla” (riferite al non essere più umana). Insomma, se togliete sempre il nome “Ghost in the shell” dal titolo, resta la classica action di tanti film visti e rivisti. Matrix su tutti. E considerate che Matrix è del 1999. Bello l’inizio, quando viene “creato” il corpo di Motoko… anzi di Mira.
Cosa? Non vi quadra il nome? Non poteva mica chiamarsi Motoko Kusanagi con la faccia di Motoko Kusanagi, dai su, anche voi però. Non temete, che più avanti nel film c’è il colpo di scena e forse lei è asiatica.

Tralasciando la criptica informazione che vi ho dato (un po’ spoiler, un po’ sfottò) dicevo: bello l’inizio, anche se mi ha ricordato la sigla di Westworld, ma proprio tanto. Bella anche la prima missione di Mira. Una menzione particolare anche per le ambientazioni, anzi più che altro per il contesto urbano (che poi il film è stato girato ad Hong Kong, quindi hanno fatto ben poco. Era già particolare. Ci hanno aggiunto un po’ di ologrammi qua e là, roba hi-tech  a go-go, ma la particolarità dell’architettura era già bella di suo).
E poi, cos’altro? Basta così. Perché il resto non è per niente bello. È più da sbadigli, guardare l’orologio attendendo che il film finisca e maledicendo i 9€ spesi per il biglietto.

“Mira es Mira! No cabron, es un cowboy”

Insomma, alla fine della fiera, a parte qualche timido richiamo al manga e sopratutto all’anime (molte scene sembrano prese paro-paro dall’anime), sembra di assistere all’ennesimo film sulle origini di un nuovo eroe (eroina in questo caso), con tanto di posa plastica finale sul palazzo alla Batman, Spider-Man, Superpippo, o metteteci un po’ il supereroe che vi piace di più. In fondo c’è anche Avi Arad nella produzione del film, c’era da aspettarselo (per chi non lo sapesse Arad ha prodotto il 90% dei film Marvel).
Sapete quale altro film mi aveva dato la stessa impressione? Il remake di Robocop. E questo Ghost in the shell gli somiglia, guarda caso, non poco. Anche stavolta non sono riusciti a capire l’essenza del prodotto originale, o forse l’avranno pure capita ma come al solito si sono fatti prendere la mano con gli effetti speciali e con le “mazzate” ed è finito tutto in caciara.

E quindi alla fine di ghost in the shell resta solo un bello e scintillante “shell”. L’ennesimo guscio vuoto strafigo con trama tamarra anni ’90 da film con Lorenzo Lamas.

 

“Renegade in un momento introspettivo della serie”

Speriamo arrivi presto la seconda stagione di Westworld a ‘sto punto… almeno lì del concetto di “ghost” nello “shell” ce n’è da vendere.

p.s. non vi ho detto che c’è anche Takeshi Kitano nel film? E che ve lo dicevo a fare poi… che tristezza 🙁

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Boss Hog

Cinico osservatore del mondo, Boss Hog è un cultore degli anni '80, fervido amante dei fumetti americani e del cinema. Dice le cose come stanno, niente filtri, niente compromessi.

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