Doctor Strange. Occhio agli schiaffoni mistici!

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Gli impegni, i non impegni, gli hobby… insomma si accavallano un sacco di cose ed il tempo passa e ad un tratto ti accorgi che sono quasi due mesi che non scrivi uno straccio di post su Zzapping. Vi sarò mancato? Mah, non so… fatto sta che a me è mancato scrivere qualcosa e quindi quale migliore occasione che farlo sull’ultimo film Marvel?

Ieri, come di consueto ogni qual volta esce un cinecomic (argh, come odio questo termine), corro al cinema pieno di speranze e col portafogli carico. Film in Imax + occhialetti (che puntualmente devi ricomprare perché li hai dimenticati a casa) + bibita + minchiata da mangiare + vattelapesca… minimo hai speso 30€ (se ti va bene).
Ma sto divagando, ero rimasto a “Doctor Strange”. Ebbene sì, la Marvel col suo quattordicesimo film cambia registro, basta con le ambientazioni “terrene”, stavolta si punta sulla magia e sul misticismo e quale miglior personaggio se non lo Stregone Supremo per eccellenza dell’universo Marvel?

Il film parte bene, presentandoci le origini di Stephen Strange, neurochirurgo dalle mani d’oro,  di una certa fama, pieno di sé e con la puzza sotto al naso (il tutto col volto di Benedict Cumberbatch). Un bel giorno (anzi sera), tronfio com’è, si veste di tutto punto, si improfuma e salta a bordo della sua fiammante auto per andare ad una qualche cena di gala. Ma il fato beffardo è dietro l’angolo. Una pioggerellina battente, una distrazione di troppo e “bum”, ecco che va a sbattere con l’auto, riportando gravi ferite, sopratutto a quelle mani d’oro di cui sopra.

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“…’ste mano ponno esse piuma e ponno esse fero”

Operato e ri-operato alle mani a causa delle lesioni riportate, Stephen si ritrova a perdere il lavoro, la fama, i soldi e l’amicizia della ex fidanzata Christine. Venuto a conoscenza di un luogo chiamato Kamar-Taj, noto per le cure di malattie impossibili, intraprende un viaggio della speranza che lo porterà a trovare un tempio, dove scoprirà l’esistenza di un “culto”, guidato dall’Antico, dedito alle arti magiche che il buon Stephen deciderà di seguire. Strange imparerà che il culto altro non è che un avamposto (in realtà uno dei 3 presenti nel mondo) a protezione del mondo dalle creature malvagie che vivono in altri piani della realtà e che vogliono sottomettere i mondi. E poi si va avanti col film…

Tralasciando tutto quello che verrà dopo, con Stephen che diventerà un abile (o quasi) mago, mi soffermerei sulle impressioni generali sulla pellicola.
Devo dire la verità, mi aspettavo molto di più da questo nuovo film Marvel. In primis perchè per la prima volta, come già detto, la Marvel tocca un tema totalmente diverso dai soliti “canonici” temi supereorici, la magia.

Doctor Strange, nasce nei fumetti negli anni ’60, nel pieno della psichedelia pinkfloydiana e le tematiche mistiche e sovrannaturali erano il motore delle sue storie e dei disegni. Proprio per il suo essere mistico, per l’utilizzo di incantesimi e per essere in grado di far uscire dal suo corpo la sua “forma astrale”, la figura di Strange era ed è potenzialmente quella più fuori dagli schemi, sulla quale si sarebbe potuto creare, cinematograficamente parlando, qualcosa di diverso dal solito.
Invece nel film la magia diventa qualcosa utilizzata per combattere. Fin da subito nella pellicola, oltre ad imparare le arti magiche, Stephen impara anche le arti marziali (!!) e come evocare armi magiche per affrontare le potenziali entità nemiche.

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Il buon dottore sotto effetto di acidi.

Nella seconda parte del film infatti, saranno i combattimenti a farla da padrone, più fisici che mistici, per il resto della pellicola. Intendiamoci, dal punto di vista visivo, non c’è che dire, il film è sicuramente spettacolare. Ci sono sequenze di distorsione della realtà che possono competere con Inception in quanto a bellezza e spettacolarità, ma il tutto fa sempre da teatro a dei combattimenti “fisici”. Escludendo il confronto finale con Dormammu, il cattivone supremo del film, gestito in maniera diversa (una volta tanto non a suon di ceffoni).

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Inception Style.

Anche il piano astrale viene utilizzato allo stesso modo (e cioè come ennesimo “ring” dove combattere), relegando in sostanza Stephen Strange ad essere l’ennesimo supereroe Marvel. Non utilizzerà i repulsori come Iron Man o lancerà lo scudo come Cap, ma la sostanza resta purtroppo quella.
In conclusione, non posso dire che il film non mi sia piaciuto, ma come avrete evinto, mi aspettavo sicuramente qualcosa di diverso, di “strange”. Invece alla fine mi sono ritrovato davanti qualcosa di più canonico dei canonici supereroi. Sicuramente è un primo capitolo, l’anno zero del Dottor Strange e credo che sarebbe stato difficile convertire in immagini concetti mistici molto lontani dall’immaginario dello spettatore di film di supereroi. Si è cercato di “concretizzare” il misticismo di Strange e del suo mondo per renderlo fruibile a tutti. Anche l’apertura di banali portali è stata subordinata ad un oggetto chiamato slingring e come detto le magie utilizzate sopratutto per creare armi da combattimento, relegando quindi i maghi presenti nel mondo al solo ruolo di Avengers mistici.

Un’altra cosa che mi ha poco convinto del film poi è stata la scansione temporale. Il passare del tempo (quel tempo che poi ha una importanza fondamentale nell’economia del film) è abbastanza approssimativo. Sì, ok, a Stephen cresce la barba, poi la taglia e quindi passa un tot… però non si ha mai la percezione di quanto tempo abbia “studiato” il Dottore per diventare uno stregone, quanto tempo passi tra una situazione e l’altra del film. Tutto succede in maniera convulsa senza che si capisca realmente quanto passi tra una situazione e l’altra, lasciando l’idea quasi che tutto si svolga in pochissimo tempo. Sembra quasi che le cose cadano addosso a Strange senza che lui abbia il tempo di metabolizzarle e quindi (a parer mio) anche in questo caso facendo perdere al personaggio quella carica “meditativa” che dovrebbe avere.

In sostanza, per concludere, una bella pellicola in fin dei conti, ma che non aggiunge nulla di nuovo, mentre credo che con questo film si sarebbe potuto osare di più e utilizzare il personaggio per quello che è, scardinando per una volta i soliti canoni del film di supereroi. Resto comunque speranzoso per un prossimo capitolo, anche se una parte di me sa che cambierà ben poco.

Detto questo, sparisco in una nuvola di zolfo e ci sentiamo la prossima volta.

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Boss Hog

Cinico osservatore del mondo, Boss Hog è un cultore degli anni '80, fervido amante dei fumetti americani e del cinema. Dice le cose come stanno, niente filtri, niente compromessi.

4 comments

  1. Domenico 22 novembre, 2016 at 16:40 Rispondi

    Incredibile di come la pensiamo allo stesso modo! Di certo non conosco il Doc Strange come te, infatti ho letto molte meno storie con lui presente. Ma per quanto riguarda il film, hai fatto un’analisi perfetta. Come ti ho detto anche in questi giorni , non mi è piaciuta la gestione del Villain dato che è stato preso a schiaffi dall’inizio alla fine!

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