Blade Runner 2049. Il Sequel che ha un’anima tutta sua.

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In molti in questi mesi di attesa si sono chiesti se ci fosse davvero bisogno di un sequel di Blade Runner.
Milioni di fan della pellicola originale si sono dibattuti fino a ieri su quanto fosse giusto mettere mano ad uno dei capolavori della fantascienza, sulla possibilità do ricreare quell’atmosfera a metà tra l’opera d’arte e il cinema d’autore. Se ci sarebbe stato il rispetto dovuto nei confronti di un cult di tali proporzioni.
Insomma, la paura del flop era dietro l’angolo per tutti.

Poi è arrivato il fatidico giorno. Quel fatidico 06-10-17 (non a caso dico 06, data di uscita americana. Chi ha visto il film, capirà) che ci ha portato Blade Runner 2049.
Alla macchina da presa quel Denis Villeneuve, regista di gioielli come Arrival, Sicario e Prisoners, l’arduo compito di confrontarsi con quello che per tutti è come la Bibbia del cyberpunk cinematografico.

Ma insomma, andiamo al sodo, era davvero il caso di sequellare un film del genere?
Vedete, a me il film è piaciuto molto. Certo, non mancano le imperfezioni e ovviamente spesso il “confronto” con l’originale è dietro l’angolo, ma guardando Blade Runner (l’originale) per una volta nella vita, non come la Bibbia, ma in maniera laica, si riesce a guardare davvero come si deve questo sequel.
Senza come al solito volervi spoilerare nulla, viene da dire solo che nelle sue 2 ore e 40, Villeneuve riesce ad aggiungere elementi nuovi alla “mitologia” della pellicola originale e allo stesso tempo arricchisce l’universo di Blade Runner di elementi nuovi senza però snaturare nulla, anzi, come detto, aggiunge ma non toglie.

La trama del film di per se è abbastanza esile, ma in fondo anche l’originale non era da meno. La ricerca dell’umanità è sempre stato il tema portante del romanzo di Philip Dick, e così come Ridley Scott a suo tempo aveva toccato il tema a suo modo, così Denis Villeneuve fa oggi con il suo film.  E lo fa mediante Ryan Gosling, che come protagonista non ha nulla da invidiare ad Harrison Ford e che è credibilissimo nella sua interpretazione.

“Lasciami in pace ragazzo, sto cercando il mio Millennium Falcon”

Altro elemento con cui confrontarsi in un film del genere è la città di Los Angeles. A livello visivo la metropoli del futuro ritorna ad essere sporca, caotica e ancora più multietnica. Bello ritrovarsi in ambienti così “familiari” e allo stesso tempo così nuovi. Quella sensazione di conoscere nuovi posti di una città che ci sembra di conoscere da 30 anni ma che non avevamo visitato. La tecnologia poi è fantastica, così retrò e allo stesso tempo così moderna . Un piacere per gli occhi, il tutto caratterizzato da una fotografia spettacolare, tanto colorata quanto scura, capace di rendere il tutto  in linea con la narrazione, quasi a seguire il mood dei personaggi. Altro elemento interessantissimo è la colonna sonora di Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch, che strizzano l’occhio (l’orecchio?) a Vangelis, rievocando le stesse atmosfere del film originale ma allo stesso tempo generando nuove sonorità che sono quasi da Daft Punk.

Ma il film non è certo privo di pecche. La prima che salta all’occhio indubbiamente è la “lunghezza” di alcune scene. Sicuramente una scelta stilistica, non sarò certo io a fare le pulci a Denis Villeneuve, ma indubbiamente alcuni momenti si sarebbero potuti accorciare. Una su tutte la scena dell’ammore…
Alcuni personaggi poi sono stati appena abbozzati e anche che alcuni moventi degli stessi appena accennati. Quello di Jared Leto ad esempio è un personaggio molto interessante, ma che si limita ad essere un personaggio che fa lo spiegone (non scenderò nei dettagli) ma che avrebbero potuto approfondire di più.
Si è parlato poi tanto di “fan service”, una parola che ci ha anche un po’ rotto le balle. Solo l’idea che ci fosse Harrison Ford, nuovamente nei panni di Deckard ha fatto scattare la parolina “fan service” sulle bocche di tutti. Ritengo invece che il personaggio di Harrison Ford tutto sia tranne che mero “fan service” visto che tutta la trama del film si intreccia a filo doppio con lui. Certo, se il cane nel film si fosse chiamato Chewbacca allora avrei dato ragione a tutti.

Questa è un assistente elettronico come si deve… roditi il fegato Siri.

Se non si fosse capito comunque mi ritengo soddisfatto del film. Come detto, forse un po’ lungo in alcuni momenti, ma non per questo meno bello e godibile.
Per forza di cose un film del genere si deve mettere a confronto con il suo predecessore, ma non per questo deve abbassare il capo e prendere le sberle.
Credo che Villeneuve abbia creato un film che sicuramente ha una sua forte identità. Un film nuovo, che dal “vecchio” prende l’immaginario e lo espande a dismisura. Un film insomma che in molti hanno temuto, ma che a mio avviso è il degno successore di Blade Runner. Un film imperfetto in alcune scelte ma che mi fa pensare “viva l’imperfezione”.

A conti fatti questo Blade Runner 2049 può vivere sicuramente di vita propria, e credo sarà ricordato negli anni a venire senza temere nessun confronto col predecessore e senza il timore di sparire “come lacrime nella pioggia”.

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Boss Hog

Cinico osservatore del mondo, Boss Hog è un cultore degli anni '80, fervido amante dei fumetti americani e del cinema. Dice le cose come stanno, niente filtri, niente compromessi.

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