…e alla fine arriva Logan

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Porca miseria!
Appena finito di vedere “Logan”, questa è la prima cosa che mi balena in mente. In realtà anche durante il film era tutto un “porca miseria!”, però ho atteso di uscire dalla sala per esternare il concetto.

Intendiamoci, a me James Mangold piace come regista. Rimasi piacevolmente colpito dal suo primo film che ho visto: “Cop Land”. Un ottimo thriller poliziesco che strizza l’occhio a “Mezzogiorno di fuoco” con un Sylvester Stallone che non ti aspetti (tra l’altro fu candidato all’Oscar per quel film). Ho apprezzato anche il suo “Ragazze Interrotte” ed ho amato “Quel treno per Yuma”. Insomma, il “ragazzo” ci sa fare, sopratutto con film sceneggiati o co-sceneggiati da lui. Rimasi atterrito infatti dal suo film precedente sull’artigliato mutante canadese: “Wolverine – L’immortale”. Tremendo e sconclusionato. Certo, sempre meglio del precedente, però comunque insulso.

Con questa premessa marchiata a fuoco nel cervello, ho accolto scetticamente l’arrivo di questo suo nuovo “Logan – the Wolverine”. Ovviamente, come da programma, sono schizzato al cinema al day 1 per vederlo.
Buio in sala, il logo della 20th Century Fox si staglia sullo schermo, poi nero. Sul nero ecco arrivare i titoli di testa e ad un tratto leggo qualcosa che mi dà un senso di speranza: Scritto da – James Mangold. La vocina interiore mi urla: “Dai, che forse non è l’ennesima c@zzata mutante!”

Il film parte subito alla grande! Con un Logan attempato che non le manda a dire e fa letteralmente a pezzi un gruppo di ladruncoli che volevano rubargli gli pneumatici dell’auto nella quale dormiva. Ho detto a pezzi? Sì, proprio a pezzi. Mai visto un Wolverine così violento al cinema, porca miseria (il primo di tanti)! Ho detto anche attempato? Ebbene sì, il nostro Wolvie è diventato vecchio e mezzo claudicante.

Il film si svolge nel 2029 e a quanto pare il mondo non è proprio più quello di un tempo, sopratutto per i mutanti che sono estinti o quasi del tutto e quei pochi rimasti non sembrano ben visti. Il nostro Logan è passato a fare il tassista in una limousine formato famiglia, accumulando soldi con la speranza un giorno di comprare uno yacht sul quale andare a vivere i suoi ultimi giorni per mare. A parte che il suo fattore rigenerante sembra non funzionare più come una volta, Logan però ha anche altro di cui occuparsi. All’interno di una struttura fatiscente nel deserto del Messico, Wolverine tiene quasi segregato il suo (ex) mentore Charles Xavier (!?) . Il caro Professor X non è proprio quello di una volta. I suoi poteri sembrano essere impazziti e Logan è costretto a dargli ciclicamente dei farmaci per tenere a bada le sue crisi psichiche che a quanto pare alcuni anni prima hanno fatto disastri alla tenuta di Westchester (casa degli X-Men) e fatto anche svariate vittime.

“…e va bene! Andiamo a fare shopping!”

In tutta questa situazione non proprio facile, una donna chiamata Gabriela chiede l’aiuto del nostro Wolverine, provetto tassista, per accompagnarla assieme ad una ragazzina di nome Laura nel Nord Dakota in un presunto posto chiamato “Eden” per sfuggire a dei brutti ceffi che vogliono catturarla. La ragazzina non è proprio una minorenne normale. È un clone costruito in laboratorio da un’organizzazione senza scrupoli che vuole creare dei mutanti 2.0 da utilizzare come armi. E indovinate di chi è il DNA usato per creare il clone? Non lo immaginate? Se vi dico che la ragazzina ha gli artigli ed il fattore rigenerante, ci arrivate?
Ma il film ha un suo incedere e quindi arrivano i brutti ceffi, di cui sopra, ed inizia una caccia all’uomo, anzi alla bambina, con Wolvie, Charles e Laura in fuga con un vero e proprio esercito alle calcagna…

Ma adesso prendiamoci una pausa e parliamo di fumetti.
Si diceva che questo film si ispirasse alla miniserie “Vecchio Logan”, scritta da Mark Millar alcuni anni fa, che presentava in un universo alternativo a quello classico Marvel, un Wolverine attempato in un mondo in stile Mad Max, in cui i supercriminali hanno sconfitto i supereroi, conquistato il globo e se lo sono spartiti come si fa con le figurine. Wolverine ormai in esilio, si è sposato e vive in una fattoria con annessi moglie e figlia e latifondisti senza scrupoli a rompergli le scatole ogni mese chiedendogli soldi. Wolvie non è più quello di un tempo, non combatte più e promette di pagare. Il problema è che i latifondisti di turno sono niente meno che i figli di Hulk, che un bel giorno, stufi di aspettare, ammazzano moglie e figlia di Logan. Wolverine, che aveva appeso gli artigli al chiodo, allora ritira fuori tutta la sua rabbia repressa ed inizia un’orgia di violenza che lo accompagnerà in giro per gli States fino al confronto finale con Hulk.

Pausa finita, torniamo al film ed alcune considerazioni.
Se escludiamo il fatto che Wolverine sia invecchiato, Logan – The Wolverine non ha praticamente nulla in comune col fumetto Vecchio Logan, che si millanta abbia ispirato il film. A mio avviso, qui ci troviamo di fronte alla versione mutante di un Batman di Christopher Nolan, nel senso che James Mangold ha creato una sua versione di Wolverine ed una storia completamente originale (se si può chiamare originale la solita fuga dai cattivoni che vogliono catturarti!).
È un Logan “alternativo” quello che vediamo nella pellicola, che si muove in un’America molto contemporanea, seppur proiettata nel futuro, intollerante e prepotente con i deboli. Logan e Xavier sono fantastici, mai visti così fragili e umani. Mai visto, come già detto, un Wolverine così scatenato ma allo stesso tempo così poco “supereroe” rispetto ad altre pellicole.

Al netto poi di vari colpi di scena davvero interessanti, quello che mi spiace probabilmente è stata la mancanza di un maggior approfondimento sul contesto geopolitico di questo 2029. Di tanto in tanto sentiamo qualche giornale radio utile a contestualizzare il mondo dove si muovono i nostri personaggi, ma non sufficientemente capace di farcelo “visualizzare”. Anche la parte dedicata all’introspezione dei personaggi è stata fantastica, però anche quella a mio avviso ha sofferto di svariate mancanze. Cose appena accennate, poco approfondite, forse a causa del tempo.
In sala ho avuto tutto il tempo la sensazione del “vorrei ma non posso. Il tempo è poco e non ce la faccio a spiegare tante cose quanto vorrei”.
Ho vissuto così buona parte del film. Sono sicuro che nelle intenzioni di Mangold ci fosse ancora altro, che se fosse potuto durare altri 30 minuti, forse avremmo potuto vedere molto di più e adesso starei parlando di capolavoro, invece (si fa per dire) posso dire che è stato solo un bellissimo film. Sapete, presentare una bella storia, sopratutto quando si svolge in un mondo/tempo lontano dal nostro, merita per essere compresa appieno, di una bella descrizione del contesto stesso. Al di là delle mie pippe mentali comunque, che sia ben chiaro, consiglio vivamente di vedere il film. Senza alcun dubbio farà felice sia i fan di Wolverine che quelli meno avvezzi alle robe con i supereroi.
Per tutti gli altri ci sono i cinepanettoni!

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Boss Hog

Cinico osservatore del mondo, Boss Hog è un cultore degli anni '80, fervido amante dei fumetti americani e del cinema. Dice le cose come stanno, niente filtri, niente compromessi.

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